Mons. Leuzzi, dopo la conclusione del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari, può tracciare un bilancio dell'evento ?
Al termine del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari, si può trarre un bilancio molto positivo, non solo per l'entusiasmo e il desiderio di collaborazione che si è creato tra i docenti universitari romani, e altri provenienti da 26 paesi europei, che qui erano presenti. Ma soprattutto in merito ai contenuti, perché è apparso dalle relazioni conclusive di questa mattina, che i docenti universitari, nella loro ricerca filosofica, hanno compreso che è necessario fare in qualche modo un passo in avanti rispetto ai tradizionali metodi di indagine filosofica. Anche il discorso del Santo Padre di ieri, ha sollecitato i docenti universitari a rendersi conto che ciò che conta oggi è la comprensione della modernità nella sua profondità. Infatti il Papa ha ricordato che la modernità non è un fatto puramente intellettuale o culturale, ma interessa direttamente una condizione umana, e dunque un'esistenza umana.
Questo significa che è necessario riflettere sulla crisi della modernità, e soprattutto ricomprenderla non soltanto come fenomeno puramente intellettivo, o di ricerca puramente astratta, quanto piuttosto intendere la modernità come desiderio dell'uomo di progettare, di saper progettare la propria esistenza e poi quindi la condivisione e la progettualità della vita con gli altri fratelli.
Questo comporta una individuazione di un nuovo orizzonte di indagine, che permetta ai filosofi di superare quella visione puramente unilaterale della ricerca razionale, che li ha portati per tanti anni ad assolutizzare alcuni aspetti importanti ma certamente non esaustivi di tutta la realtà, e di aprirsi, non soltanto alla collaborazione con altre discipline, ma soprattutto a comprendere che la realtà oggi, per essere compresa, ha bisogno di una dimensione completamente diversa, perché l'esistenza umana oggi pone delle questioni metafisiche che non sono state ancora comprese in passato.
Può essere utile, e come eventualmente dovrebbe essere utilizzata la comunicazione, per presentare e spiegare questi temi e cercare un punto di dialogo tra filosofia, scienza e scienze sociali ?
Credo che la comunicazione oggi ha un ruolo importante, perché la banalizzazione dell'informazione rappresenta oggi un forte deterrente nella capacità dell'uomo di riflettere.
Per cui credo che la comunicazione deve mettersi in qualche modo in qualche modo al servizio, soprattutto liberando la persona umana da quei condizionamenti che le impediscono di saper guardare la realtà nella sua complessità, e soprattutto di andare in profondità.
Penso che in futuro il ruolo della comunicazione sarà molto importante, sia nel favorire questa nuova prospettiva, ma soprattutto, la preoccupazione che sta più a cuore a noi, di evitare che la sua dimensione attuale che, come dicevo, non sempre aiuta l'uomo a capire fino in fondo la realtà, possa svilupparsi ancora in maniera più grande e dunque rendere veramente difficile questo nuovo percorso.
Io credo che la comunicazione potrà svolgere, questo è l'auspicio, che la comunicazione possa svolgere in futuro un grande ruolo, proprio perché ha la capacità di saper tenere unite e saper tener vive tante dimensioni che certamente da soli gli uomini di cultura non sono in grado di raggiungere.
Ieri il Pontefice ha parlato di un messaggio non solo informativo ma anche performativo
Si, il Papa ha fatto riferimento all'Enciclica “Spe Salvi”, al paragrafo 2, e questo mi pare che sia un punto importante, perché molte volte noi concepiamo il Cristianesimo come una serie di annunci religiosi, o di messaggi religiosi.
Il Papa ricorda che il cristianesimo raggiunge l'uomo nella sua realtà più profonda e lo trasforma. Ed è questa la grande proposta di Benedetto XVI, quando parla di allargare gli orizzonti della razionalità, nel senso proprio che l'esistenza umana è veramente nuova rispetto al passato perché l'intervento battesimale rende l'uomo nella nuova condizione di essere ontologicamente arricchito e dunque di fare parte di una nuova realtà, che è quella della comunità cristiana, che realmente lo rende idoneo a saper costruire la storia e dunque di essere protagonista.
Ecco questa trasformazione in profondità, possiamo dire a livello ontologico della persona umana, costituisce a mio parere la grande indicazione che il Papa oggi lancia alla cultura filosofica perché il cristianesimo è una esperienza, è un evento che realmente deve essere ancora interpretato, sia filosoficamente, che anche teologicamente.
L'auspicio è che nelle Università Pontificie questo invito del Papa, come già indicato nel suo discorso, possa trovare una accoglienza sempre maggiore.
Quali sono le attuali emergenze della pastorale Universitaria ?
Innanzitutto, la grande emergenza è quella di far si che il Vangelo possa raggiungere tutte le discipline accademiche.
Questo è uno sforzo importante, perché permette proprio di superare quella dicotomia che in passato si è creata tra riflessione accademica e esperienza di Fede.
Paolo Centofanti